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Leggere nella biblioteca aumentata

Tra testi, tecnologie e comunità

Milano, 16-17 marzo 2027, Palazzo della Regione

Il convegno delle Stelline ha sempre prestato grande attenzione alle innovazioni tecnologiche e all’impatto che avrebbero prodotto sui servizi  della biblioteca e  sulla cultura stessa della biblioteca. Non è un caso che nell’ edizione delle Stelline 2026  l’Intelligenza Artificiale sia stata protagonista dei lavori nell’intento  di approfondire il rapporto tra biblioteca e IA con particolare riguardo alla dialettica tra umanità e tecnologia.

Nondimeno, la trentennale vicenda delle Stelline è stata attraversata da un filo rosso rappresentato dalla lettura di cui abbiamo osservato da vicino l’evoluzione e le profonde trasformazioni fornendo ai bibliotecari occasioni di aggiornamento di alto livello scientifico e professionale.

Ciò che si propone per il 2027 (mantenendo fermo lo sguardo all’interazione che può venire dal côté tecnologico) è di spostare il focus sul filo rosso della lettura in una prospettiva  radicalmente nuova quale quella della lettura aumentata nell’ottica  di un modello che chiameremo di biblioteca aumentata.

La trasformazione digitale non ha ridotto infatti la centralità della lettura nelle biblioteche, ne ha piuttosto modificato gli ambienti, le pratiche e le possibilità, rendendo necessario interrogarsi su che cosa significhi oggi leggere e su quale ruolo possa assumere la biblioteca in un ecosistema culturale sempre più ibrido. 

La crescente diffusione delle tecnologie digitali ha trasformato profondamente il modo in cui leggiamo e interagiamo con i testi. In particolare, la lettura di un testo è sempre più spesso accompagnata da pratiche di ricerca, approfondimento e verifica che portano il lettore a consultare contenuti esterni disponibili in rete, ampliando e articolando l’esperienza di lettura indipendentemente dal supporto su cui il testo viene letto, cartaceo o digitale.

Questo insieme di pratiche, che trasferisce e espande nel nuovo ecosistema digitale le pratiche tradizionali di esplorazione dell’intertestualità, è stato descritto con l’espressione ‘lettura aumentata’. In questa prospettiva, la lettura non appare più come un processo lineare e chiuso nel testo, ma come un’attività in cui il lettore assume un ruolo sempre più attivo nell’ampliare e articolare la comprensione di ciò che legge. 

L’espressione “lettura aumentata” può essere utilizzata, in questa prospettiva, per descrivere un processo che si sviluppa lungo due direttrici complementari: una verticale, legata all’espansione e all’arricchimento dell’esperienza individuale di lettura in cui l’ambiente digitale è strategico, e una orizzontale, che riguarda la sua dimensione relazionale, partecipativa e comunitaria.

La lettura aumentata verticale è quella che approfondisce il rapporto tra lettore e testo attraverso una pluralità di livelli informativi. Il libro non costituisce più necessariamente un ambiente chiuso e autosufficiente: può essere attraversato da collegamenti, contenuti multimediali, apparati documentari e risorse accessibili attraverso un “secondo schermo”, capace di estendere l’esperienza della lettura oltre i confini materiali della pagina. In questo scenario si inserisce oggi anche l’intelligenza artificiale, che introduce possibilità ulteriori di interrogazione, contestualizzazione, esplorazione e connessione dei contenuti. L’AI può accompagnare il lettore nell’attraversamento di testi e patrimoni documentari, generando nuove forme di mediazione e, contemporaneamente, nuove questioni relative all’affidabilità delle informazioni, alla trasparenza delle fonti e all’autonomia interpretativa. Proprio per questo la biblioteca e le competenze dei bibliotecari acquistano, anziché perdere, nuova centralità: nell’abbondanza informativa diventa essenziale disporre di strumenti critici per orientarsi, verificare, contestualizzare e costruire percorsi di conoscenza.

Ma esiste una seconda forma di aumento, forse ancora più significativa per comprendere le trasformazioni contemporanee della lettura: la lettura aumentata orizzontale. In questo caso ciò che si espande non è tanto il testo quanto la rete di relazioni che nasce intorno ad esso. Leggere, tradizionalmente rappresentato come uno degli atti più individuali e silenziosi, si manifesta sempre più chiaramente come pratica sociale. Gruppi di lettura, piattaforme di social reading, festival, comunità digitali mostrano il desiderio delle persone di condividere interpretazioni, emozioni e conoscenze generate dai libri. Sono quelle che possiamo definire “comunità della conoscenza”: aggregazioni nelle quali il libro diventa dispositivo relazionale, occasione di incontro e punto di partenza per processi di apprendimento condiviso.

È nell’intersezione tra queste due dimensioni che prende forma la biblioteca aumentata. 

Non semplicemente una biblioteca più tecnologica, né una biblioteca nella quale il digitale si aggiunge ai servizi tradizionali, ma un’infrastruttura della conoscenza capace di mettere in relazione testi, persone, tecnologie e patrimoni. Una biblioteca nella quale l’aumento verticale dell’esperienza di lettura possa incontrare quello orizzontale prodotto dalla condivisione e dalla partecipazione.

Per i bibliotecari questa trasformazione apre uno spazio professionale decisivo. Se gli strumenti digitali e l’intelligenza artificiale moltiplicano le possibilità di accesso e interrogazione della conoscenza, la biblioteca può diventare il luogo nel quale tali possibilità acquistano contesto, affidabilità, profondità e dimensione relazionale. Il bibliotecario assume così sempre più il ruolo di mediatore tra testi, tecnologie e comunità, contribuendo a costruire le condizioni affinché l’abbondanza informativa possa trasformarsi in esperienza culturale e conoscenza condivisa.