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Alberto Petrucciani

Sapienza Università di Roma
A che servono i bibliotecari, prima e dopo Google?



La fascinazione del mondo delle biblioteche riguardo a Google è un fenomeno che sarebbe interessante cercare di comprendere, così come sarebbe utile chiarire meglio di quanto non si sia fatto finora quali ambiti di attività delle biblioteche (più precisamente, di quali biblioteche) siano stati modificati in maniera sostanziale negli ultimi anni. Per quest'analisi bisognerebbe innanzitutto mettere da parte le visioni del passato che non corrispondono ai fatti e che derivano dalla scarsa familiarità con la storia delle biblioteche.
Le biblioteche non sono mai state né l'unico, né il principale, né il primo luogo a cui le persone si sono rivolte per leggere, e men che meno, secondo una favola ideologica diffusa a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, per "cercare informazioni". Allo stesso modo, i loro cataloghi (o le bibliografie nazionali) non sono mai stati né l'unico, né il principale, né il primo mezzo a cui le persone si sono rivolte per informazioni di carattere bibliografico (e tanto meno per informazioni d'altra natura).
Dall'altro versante, meno dell'1% delle ricerche fatte nel più popolare motore di ricerca in Internet, a quanto risulta, ha un'affinità con quelle che si svolgono nelle biblioteche, o nei loro cataloghi.
Le funzioni principali delle biblioteche sono sempre state, e sono, funzioni molto specifiche (anche quando si tratta di biblioteche pubbliche), che hanno convissuto e convivono con servizi di tipo differente (in primo luogo con la circolazione commerciale e con quella privata del libro, di riviste e giornali e di altri materiali).
Le biblioteche non sono mai state le sole, ovviamente, a raccogliere, a descrivere e indicizzare, e a mettere a disposizione libri e altri materiali, ma hanno sempre avuto, per queste attività, una loro responsabilità specifica, concentrata soprattutto su esigenze non garantite da altri canali o servizi.
Queste esigenze, che sono molto differenti da quelle degli operatori commerciali, vanno conosciute e comprese, e le biblioteche - cioè i bibliotecari – dovrebbero concentrarsi su queste, piuttosto che inseguire, spesso a sproposito e senza buoni risultati, fenomeni rispetto ai quali sono sostanzialmente irrilevanti.
Le funzioni da svolgere non sono minori di quanto siano state in passato, nonostante la Rete, e sono particolarmente importanti per un paese come l'Italia che sta accumulando un drammatico ritardo culturale, nell'istruzione e nella ricerca.
 

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