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Francesco Meliti

Biblioteca Universitaria di Lugano
Le collezioni delle biblioteche e le Shadow Libraries: luci ed ombre



Sempre di più nell'universo delle pubblicazioni osserviamo un complesso e "deframmentato" ecosistema informativo, caratterizzato certamente dal mercato editoriale globale (Book Trade), che registra una notevole crescita ed inoltre, a livello accademico, una maggiore concentrazione verso pochi grandi editori commerciali, con profonde modificazioni già avvenute per quanto riguarda i periodici elettronici ed i relativi Big Deals e l'emergere ora di nuovi attori (Amazon): il tutto all'interno di un'apparente "resistenza" del mercato del libro cartaceo rispetto a quello, ancora molto in evoluzione, degli e-book. Un ecosistema informativo deframmentato, caratterizzato, inoltre, anche da canali "non standard" o "non convenzionali", più o meno visibili, come l'editoria "predatoria" con i suoi Predatory Journals, che rischiano di mettere in cattiva luce il movimento Open Access, oppure da alquanto controversi canali "in ombra" o "nascosti", come le Shadows Libraries, con le "biblioteche pirata" Sci-Hub (per gli articoli di periodici) e LibGen (per gli e-book), che sfruttano anche la "rete sotterranea" del deep web.
Le collezioni delle biblioteche (con tutti i metodi e strumenti per l'analisi, la valutazione e la gestione cooperativa delle collezioni, dal metodo Conspectus in avanti con la sua eredità, fino ad arrivare a complesse analisi citazionali, e con tutte le attività legate alla selezione ed all'acquisizione delle risorse documentarie cartacee ed elettroniche) sono poste davanti a nuove sfide, costituite anche dall'emergere "dal basso" di queste nuove "biblioteche digitali ombra", che, secondo una recente monografia, trasformerebbero le prime in "tradizionali", se non, prossimamente, in "obsolete": l'evoluzione sarebbe simile, in qualche modo, a quello che è stato il servizio "pirata" Napster per la musica online, con le profonde modificazioni, dopo la sua chiusura, del mercato globale dei brani musicali, alle cui conseguenze assistiamo ancor oggi, nei relativi servizi di streaming digitali quali, ad es., Spotify.
Gli effetti di questo "accesso dal basso", contrapposto ad un "accesso dall'alto" costituito in sostanza dal Book Trade e dalle collezioni delle biblioteche, dovranno comunque essere presi in considerazione da parte della comunità dei bibliotecari, anche per ampliare l'ambito giuridico del fair use e del free/open access. Infatti se le Shadows Libraries non possono di certo essere considerate "biblioteche vere e proprie", sebbene illegali, soltanto per il fatto che possiedano una sorta di "catalogo", comunque esprimono un bisogno di libero accesso alla conoscenza, anche da parte di chi in precedenza ne era stato escluso per gli alti costi del paywall: un bisogno di ampio e libero accesso, che non ci può suonare alieno.
Se, come avvenuto in passato, grazie ad una lunga e grande tradizione bibliotecaria, noi sapremo ancora adattarci al nuovo "ambiente", diventando pure fattori del cambiamento in atto e non passivi o "resilienti" recettori, allora riusciremo a metterci in relazione con questi nuovi crescenti bisogni di conoscenza, contribuendo anche alla generazione di nuove "buone" conoscenze: in questo modo le biblioteche, con le loro "collezioni", avranno un luminoso futuro; nel caso contrario, di mancato o tardivo "adattamento", l'evoluzione in corso all'interno dell'ecosistema della circolazione della conoscenza rischierà, forse, di relegare le collezioni delle biblioteche ai margini, gettandole, alla fine, in una certa oscurità.
 

 
Francesco Meliti, detto Giuseppe, già responsabile della biblioteca comunale di Lomazzo (CO), dal 2009 è bibliotecario presso la Biblioteca universitaria di Lugano-Università della Svizzera Italiana. Laureatosi in lettere classiche a Pisa, ha continuato la sua formazione in ambito informatico (Pisa), archivistico (Firenze) e bibliotecario (Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari dell'Università di Roma La Sapienza), occupandosi in particolare sempre di collection development, tematica affrontata anche in alcuni suoi recenti articoli. Nel 2009 è stato tra gli autori delle Linee guida per la costruzione e lo sviluppo delle collezioni di reference, edite da AIB e nel 2012 è stato autore, insieme a Giuliana Casartelli, della Carta delle collezioni, edita sempre da AIB. Membro della redazione di AIB WEB, in particolare per il MAI e responsabile del Wiki, ha tenuto corsi per alcuni enti pubblici sull'informatica applicata alle biblioteche e sullo sviluppo e gestione delle collezioni.


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