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Le biblioteche, come ha scritto Ranganathan nella sua celebre quinta legge della biblioteconomia, sono "un organismo che cresce", e da sempre devono sapersi confrontare con i molteplici fattori di mutamento in atto. La crescita delle biblioteche, e dunque le loro più significative trasformazioni, oggi deve necessariamente essere messa in relazione con due tendenze in parte divergenti: da un lato la progressiva granularizzazione e frammentazione che caratterizza non solo molti contenuti, in particolare digitali, ma anche i modelli, le pratiche, ed alla fine i servizi offerti; dall'altro la ricerca di nuove forme di integrazione: fra contenuti, fra piattaforme, fra servizi, fra spazi (fisici e virtuali), fra istituzioni. La connessione sembra essere il paradigma contemporaneo dall'industria 4.0 al web semantico. La "biblioteca integrata" non è più solo un'aspirazione ma un nuovo modello e un insieme di tecniche tese a favorire l'integrazione sociale delle informazioni e dei servizi in un mondo unico e globale.
 
Granularità e complessità, frammentazione e integrazione costituiscono così due poli di una dialettica che può essere analizzata su molti piani diversi, e i cui esiti influenzeranno in maniera decisiva il futuro della professionalità bibliotecaria e dell'offerta all'utenza.
 
In questa dialettica la biblioteca cresce perché amplia il suo raggio di azione, le sue potenzialità e le sue interazioni con una molteplicità di soggetti, ma cresce anche perché aumenta il suo ruolo, andando oltre alla tradizionale attitudine alla neutralità e acquisendo una inedita dimensione autoriale come produttore di contenuti.
 
Il mondo delle biblioteche è stato legato per secoli a una tipologia specifica di contenuti, quelli basati sulla forma-libro: contenuti dunque almeno in parte autosufficienti, complessi e strutturati. Il processo di moltiplicazione dei media che ha caratterizzato il secondo Novecento aveva già messo in parte in discussione questa immagine, che la rivoluzione digitale e la diffusione on-line di contenuti prevalentemente granulari sembra avere ulteriormente indebolito. Di quali strumenti (operativi e metodologici) ha bisogno la biblioteca per affrontare questa situazione?
 
Come sostiene Gino Roncaglia nel suo ultimo libro L'età della frammentazione la capacità "di riconoscere, comprendere, selezionare, produrre, utilizzare, valutare conservare" informazioni strutturate e complesse nell'era della frammentazione è obiettivo fondamentale per la scuola. Perché tale obiettivo non può diventare strategico anche per le biblioteche?
 
In tale contesto anche la lettura è parte di sistemi complessi, in cui si stratificano, intrecciano e spesso si frammentano testi, documenti, libri, informazioni, lettori ideali e lettori reali.
 
Si prefigura dunque una vera e propria sfida della complessità, da cui in buona misura dipende la capacità delle biblioteche di mantenere un ruolo rilevante negli scenari della società dell'informazione, purché la complessità non sia concepita come un problema ma come una risorsa da valorizzare. Per affrontare questa sfida, e cercare di vincerla, servono creatività e rigore, con cui definire modelli innovativi da utilizzare per interpretare e gestire il cambiamento.
 
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